Che cosa vuol dire essere un Team Leader sportivo?
Saper guidare una squadra, essere un trascinatore carismatico e creare un clima di sana competizione all’interno del gruppo, sono alcune delle caratteristiche che hanno consegnato alla storia i più grandi Leader della storia dello sport.

Abbiamo voluto raccogliere la storia dei più grandi, che hanno lasciato un segno e che ancora oggi sono un punto di riferimento per sportivi e tifosi.

  1. Kobe Bryant
  2. Diego Armando Maradona
  3. Phil Jackson
  4. José Mourinho e Josep Guardiola
  5. Julio Velasco

Kobe Bryant

Kobe Bryant è stato sicuramente uno dei leader più carismatici della storia dello sport degli ultimi anni: la sua scomparsa, avvenuta il 26 gennaio 2020, non ne ha offuscato il mito, che continua a vivere tramite i suoi insegnamenti e la personalità indelebile tramandata al mondo del basket e dello sport in generale.

Kobe non è stato solo uno dei più grandi giocatori NBA, era anche un leader, un uomo di successo e una leggenda per chiunque si avvicinasse al mondo del basket.

Il suo talento era frutto della cultura del lavoro e di allenamenti continui: la sua passione e la sua dedizione motivavano i compagni di squadra a dare sempre di più per avvicinarsi ai livelli del proprio leader.

Kobe era un campione ma sapeva essere un giocatore di squadra:

Il suo obiettivo però non era solo segnare, era anche supportare i suoi compagni:
La vera sfida per me è elevare i miei compagni di squadra nel raggiungere il successo. Faccio tutto quello che serve per vincere le partite, che questo significhi stare in panchina con l’asciugamano, porgere un bicchiere d’acqua a un mio compagno di squadra, o segnare il punto determinante della partita”.

Sapeva però anche che il ruolo del leader non è sempre facile:
Se vuoi essere un leader, devi sapere che non potrai sempre piacere a tutti, devi rendere le persone consapevoli delle loro azioni, anche se questo potrà essere spiacevole”.

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona è la figura sportiva che più rappresenta l’unione di talento e follia, dedizione e sregolatezza.

Il segno lasciato nel mondo del calcio è stato frutto della sua bravura e genio calcistico, ma anche della sua personalità: trascinatore, fuoriclasse, leader, punto di riferimento per la squadra e per la gente comune.

Si può dire che Maradona incarnasse la figura del Team Leader dentro e fuori dal campo: durante le partite era un leader dal punto di vista tecnico e del funzionamento della squadra, fuori dal campo era un aggregatore di energie ed era capace di stimolare i compagni che secondo lui avrebbero potuto dare quel qualcosa in più durante le partite.

I compagni seguivano Maradona anche in imprese impossibili, perché sapevano di essere parte di un momento sportivo magico e che, la sua figura di leader, li avrebbe portati a scrivere la storia del calcio.

L’agonismo e la follia di Maradona l’hanno portato a vincere sfide impensabili come i Mondiali del 1986 o la vittoria dello scudetto a Napoli, che lo consacrerà come simbolo della città partenopea.

Da questo punto di vista Maradona ha saputo essere anche un Team Leader per le folle, un catalizzatore di energia collettiva che ne osannava i pregi e, spesso, ne perdonava i difetti nella vita fuori dal campo.

Phil Jackson

Phil Jackson è considerato uno dei più grandi coach nella storia dell’NBA.

Attualmente detiene il record di vittorie come capo allenatore (1155), come coach dei Lakers (610) e come allenatore con maggiori anelli (11).

A renderlo uno dei più grandi Team Leader di sempre però, non sono solo le vittorie, ma anche i suoi metodi di allenamento e di preparazione della squadra, soprattutto sul piano mentale.

Jackson infatti è conosciuto come “zen master”, cioè il “maestro zen”, proprio perché all’interno delle sue tecniche di coaching era solito inserire pratiche di meditazione, Buddismo e altre tradizioni spirituali.

Il suo concetto di “One Team, One Breathe” (una squadra, un unico respiro), coltivava nel gruppo squadra un senso di connessione tra i singoli, per arrivare ad una coscienza di gruppo.

La sua unicità però si sviluppava anche nell’approccio rispetto al concetto di leadership, lontano dagli stereotipi: Phil Jackson non era un leader autoritario, ma tirava fuori lo spirito di leader all’interno di ogni suo giocatore, secondo il pensiero per cui “un buon leader coltiva tanti buoni leader”.

José Mourinho e Josep Guardiola

Dedichiamo un capitolo unico a Mourinho e Guardiola e alla loro storica rivalità, che ha messo in luce le loro differenze stilistiche di impostazione del gioco e una tipologia di leadership distante, ma votata in entrambi i casi al successo.

Sono considerati due dei più grandi allenatori di tutti i tempi, si sono fronteggiati soprattutto a livello ideologico, calcisticamente parlando: da una parte Mourinho con il suo calcio pratico e poco spettacolare, dall’altra Guardiola con il “tiki-taka” e il bel gioco.

I due hanno lavorato assieme nel Barcellona tra il 1996 e il 2000, quando Mourinho era l’allenatore e Guardiola un giocatore, ma da allora sono sempre stati rivali.

Anche a livello di leadership i due stili sono diametralmente opposti: la leadership di Guardiola è molto basata sulle emozioni e sulla motivazione, ma allo stesso tempo autoritaria. La sua filosofia unisce la passionalità con la disciplina e questo si riflette poi nello stile di gioco che propone alla squadra.

La leadership di Mourinho invece è meno emotiva, più orientata a guidare la squadra verso il perfezionismo e la minimizzazione del rischio, gioca per vincere piuttosto che preoccuparsi eccessivamente dello stile. Anche il rapporto umano con i giocatori è più ruvido, e spesso in contrasto con le singole individualità, anche se pubblicamente si pone sempre come difensore dei suoi uomini e sposta le pressioni su di lui, mai sulla squadra. Guardiola invece è noto per comprendere le ambizioni e la personalità di ogni giocatore, esalta la squadra in pubblico ma corregge in privato; è un grande gestore delle discussioni, ponendosi sempre in modo impeccabile, mai con una parola fuori posto.

In termini di contrasto stilistico e competitività, i due Team Leader continuano a regalare spettacolo e voglia di vivere lo sport a tutti gli appassionati di calcio e non solo.

Julio Velasco

Tra gli sportivi esperti di leadership vogliamo citare anche Julio Velasco, dirigente sportivo e allenatore di pallavolo che ha legato la sua fama prima ai successi con la squadra di Volley Panini, con cui ha vinto quattro campionati consecutivi, e ancora di più con la squadra maschile di pallavolo che, sotto la sua gestione, si affermò tra le nazionali più forti di tutti i tempi.

Ha rivoluzionato il mondo della pallavolo, conquistando ben 2 ori mondiali, 3 europei, 5 titoli della World League e un argento alle Olimpiadi.

I suoi interventi in pubblico sono fonte di ispirazione per tutti coloro che vogliano scoprire i segreti del coaching e della leadership.

Ecco le 5 caratteristiche di un leader, secondo Velasco:

1 – Un leader deve innanzitutto essere se stesso: è inutile fingere di essere quello che non sei. Si può essere leader in tanti modi, quello che non funziona di sicuro è cercare di diventare qualcun altro, perché gli altri se ne accorgono subito.

2 – Un leader non deve fare il duro, ma essere autorevole: deve conoscere bene quello di cui parla, non deve parlare per stereotipi o schemi, ma deve essere un punto di riferimento per il settore in cui opera.

3 – Un leader deve essere e sembrare giusto: deve essere imparziale e deve trasmettere un senso di equità tra le persone del team, per costruire un senso di fiducia nel gruppo.

4 – Un leader deve chiedere al gruppo, ma anche dare: deve pretendere dalla squadra, quando serve, ma deve anche saper aiutare il gruppo, o i singoli, nei momenti di necessità.

5 – Un leader deve creare un senso di appartenenza tramite l’affettività: deve saper essere empatico, senza rischiare di dare troppa confidenza ai singoli, ma creare un senso di appartenenza nella squadra.

Ti piacerebbe diventare un Team Leader sportivo e imparare a guidare una squadra??

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