Ultimamente tutti abbiamo festeggiato le vittorie degli atleti azzurri impegnati alle Olimpiadi di Tokyo 2020: mai come quest’anno lo sport italiano ha brillato così tanto a livello internazionale e in differenti discipline. 

Una prestazione in particolare ha lasciato il segno ed è entrata nella storia dell’atletica leggera mondiale: la medaglia d’oro nei 100 metri piani di Marcell Jacobs, velocista azzurro di Desenzano del Garda. 

L’atleta ha dichiarato in più occasioni quanto sia stato fondamentale il supporto professionale di una figura in particolare, ovvero la sua mental coach, Nicoletta Romanazzi.

Lo stigma del mondo sportivo

Una figura professionale, quella del Mental Coach, molto spesso considerata di secondo piano rispetto all’allenatore o al preparatore atletico, soprattutto in Italia.

Questo a causa di un vero e proprio preconcetto che permea il mondo sportivo: che le performance e i risultati siano solo una questione di prestazione fisica. 

Gli atleti professionisti, oltre a lavorare sulle proprie prestazioni dal punto di vista fisico e tecnico, dovrebbero prestare pari attenzione alla parte mentale, visto che la mente ha un’incredibile influenza sul corpo: non si può pensare di non lavorare anche su questo aspetto se si vogliono ottenere risultati importanti.

Quanta differenza fa l’allenamento mentale?

L’allenamento fisico, il potenziale e il talento per raggiungere i propri traguardi sono importanti, ma non sono tutto: serve avere una mente pronta e predisposta al successo

Il Mental coach fa proprio questo: sa come allenare la mente dell’atleta e aiutarlo a tirare fuori il meglio di se stesso, favorendo la sua autonomia decisionale e senza imporre decisioni o punti di vista.

Lavorando gomito a gomito con gli altri professionisti di un entourage sportivo, permette di unire le competenze tecniche al supporto delle facoltà cognitive dell’atleta, con la gestione del telaio emotivo, la consapevolezza delle proprie azioni e il raggiungimento degli obiettivi. 

Così è stato per l’atleta azzurro Jacobs: dai problemi di ansia e di pressione pre-gara che gli impedivano di ottenere in gara gli stessi risultati degli allenamenti, alla vittoria della medaglia d’oro olimpica davanti al mondo intero. 

Un esempio da seguire per sognare in grande e convincersi che la nostra mente non solo ci può spingere verso l’impossibile, ma può addirittura renderlo possibile e reale.

 

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